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Eurovision e politica: questa volta sì

Di solito, sono il tipo di persona che non tollera l’intrusione della politica nelle manifestazioni artistiche.

Non questa volta.

E mi ha dato molto fastidio notare qualche critica contro la vittoria dell’Ucraina.

Perché al di fuori di tutto, l’Europa intera ha la speranza che l’Eurovision Song Contest 2023 possa farsi a Mariupol, o qualsiasi altra città oggi sotto assedio.

Non mi piace la canzone. Per niente. Il testo è molto toccante, ma a livello musicale non rientra proprio nel mio gusto.

Va be’, io tifavo per il Belgio, quindi non serve neanche che ne parliamo.

La cosa importante è stata il messaggio che è passato con il televoto. Era il popolo europeo che, in un modo molto semplice, ma diretto, ha detto “siamo con voi”.

In un momento di pragmaticità, anch’io ho pensato che questi poveretti hanno ben altri problemi che accollarsi l’organizzazione di questo evento.

Ma alla fine poco importa. Ciò che conta è la manifestazione di solidarietà che abbiamo dato oggi, che è una briciola in più oltre gli aiuti concreti che si cercano di portare.

Attivate i sottotitoli, se non avete mai tradotto il testo.

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