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Uova di cioccolato per tutti

Per questa Pasqua ho deciso di preparare la pastiera napoletana. Avrei voluto parlarne in questo post, ma non è ancora pronta e voglio essere sicura che esca bene, prima di mostrare al web il mio risultato.

In alternativa, però, ho deciso di raccontarvi una storia.

Un giorno, re Luigi XIV si stancò di dover spendere una barca di soldi per regalare uova d’oro ai suoi amici. Cioè, va bene la Santa Pasqua, però anche meno.

Decise quindi di fare l’alternativo e disse: ”Allora, prendiamo un materiale che qua in Europa non si trova, così fa figo perché siamo in pochi a poterci permettere di importarlo, e faccio bella figura con poco!”

Chiamò il suo fedele maitre chocolatier (perché era francese, vuoi che non ce l’avesse un maitre chocolatier?) e si fece fare le prime uova di cioccolato.

Quindi è proprio grazie al re Sole se abbiamo questa benedizione delle uova di Pasqua. Certo, erano diverse: erano fatte di una crema di cioccolato, piene e probabilmente senza la sorpresa, ma la benedizione sta nel cioccolato stesso.

Poi, sull’uovo più simile a come lo conosciamo oggi, c’è una diatriba: Oxford o Bologna?

Ah, no scusate, quella era la diatriba per l’università occidentale più antica. Però anche in questo caso parliamo di un confronto ITA/ENG, come la finale degli europei 2021.

Sembra che il signor John Cadbury creò dei dolci di cioccolato a forma di uovo nel 1842, ma a Torino la signora Giambone le propose nella sua pasticceria già intorno al 1725. Allora, con le dovute riserve, direi ”It’s coming Turin”, come l’Eurovision, ecco.

Ho perso un attimo il filo del discorso, perché alla fine non importa tanto chi le abbia inventate, l’importante è che esistano e che il nostro amico Luigi (che era un intellettuale, mica il primo che passa) regalasse e, presumibilmente, consumasse uova di cioccolato in età adulta.

Quindi chi siamo noi per rinunciarvi solo perché non siamo più bambini?

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