fbpx

Una guerra, tante guerre

Il post di oggi voleva essere una leggera celebrazione del martedì grasso. Qualcosa di spensierato come la ricetta delle sfrappole o delle castagnole, accompagnata da una surreale riflessione sui significati della frittura, ma non ci riesco.

Non c’è un attimo di tregua, su questo pianeta governato da folli. Il ventunesimo secolo fa a gara con il precedente, per vincere il titolo di secolo buio, ed è impressionante come certe dinamiche internazionali ricalchino ancora quelle del 1800.

Non mi sento in grado di dare i miei 2 cents sulla questione dell’invasione Ucraina. Dovrei saper analizzare ogni aspetto di politica internazionale odierna e passata, ma vedo che anche gli esperti fanno fatica a trarre conclusioni logiche.

Non che ci sia qualcosa di logico, nella guerra. Tanto meno è logico mettere un conflitto su un piano di rilevanza maggiore di altri (sì, certo, stiamo parlando dell’Europa, siamo tutto col fiato sospeso).

Allora, diamo uno sguardo alla quantità di eventi armati che accadono nel mondo.

Eventi armati e conflitti nel mondo dal 01 gennaio 2022 al 18 febbraio 2022.

Questa è la mappa del sito Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), che mostra conflitti avvenuti sul pianeta tra l’inizio dell’anno e il 18 febbraio (ultima data selezionabile, ma se ci andate oggi troverete sicuramente dati più aggiornati). Comprende battaglie, rivolte, esplosioni e violenze contro i civili.

Afghanistan, Siria, Yemen, Taiwan, Palestina, Myanmar, Somalia… Non è possibile trovare una, una sola, spiegazione logica, razionale, che giustifichi atti di violenza.

Io non mi definisco una persona buonista. Anzi, sono convinta che il mondo democratico pecchi di un eccesso di tolleranza, che permette agli incivili di dilagare indisturbati, perché tanto gli si darà sempre un’ultima possibilità diplomatica. Insomma, fosse per me, più bastone e meno carota.

Resta il fatto che gran parte della popolazione mondiale vive quotidianamente a contatto con situazioni di guerra o guerriglia, terrorismo, rivolte e scontri armati. Gli ucraini stessi hanno visto la guerra nel loro paese fino al 2014. Ed oggi ci sono di nuovo dentro. Noi non possiamo nemmeno immaginare cosa significhi vivere in quelle condizioni.

Però, possiamo apprendere ed insegnare agli altri. Denunciare e risvegliare coscienze. C’è una battaglia immateriale che possiamo combattere: quella a difesa dell’informazione, contro forme di censura e fake news. Perché la conoscenza è potere, un popolo informato è un popolo che da sempre fa paura a dittatori ed oppressori.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: