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Beauty cruelty free ed il mio compromesso

Prima di iniziare a parlare del mondo beauty di cui sono appassionata, è dovuto un preambolo riguardo un aspetto che mi sta molto a cuore, ma con il quale devo spesso scendere a compromessi: il cruelty free.

Non sto qui a spiegare come, dove e quando un brand sia o meno cruelty free, potrete trovare tante risposte sul web. Mi limito a segnalarvi quelli che, a mio parere, sono le fonti migliori per mantenersi informati: Cruelty Free Kitty ed Ethical Elephant, oltre a siti ufficiali, come LAV e PETA.

Il mio pensiero è fondamentalmente che non ci sia più bisogno, nel terzo millennio, di testare prodotti cosmetici sugli animali. Se gran parte del mondo sopravvive al loro uso (Europa in testa, anche se ci sarebbe qualcosa da dire a riguardo), non vedo perché la Cina debba fare eccezione e mantenere una legislazione vetusta (i miglioramenti sono stati pochi e non molto rilevanti).

Le sperimentazioni causano atroci sofferenze e morte ad un’infinità di animali. Gratuitamente, senza una vera motivazione, perché la nostra salute non è a rischio. Per questo ho personalmente scelto di utilizzare esclusivamente make up cruelty free e divulgare esclusivamente questi prodotti.

Il compromesso al quale sono dovuta scendere (un po’ per il lavoro che faccio, un po’ per necessità personali) riguarda invece la skincare. O meglio, la dermocosmesi. Le motivazioni sono due:

  • Attualmente lavoro in una parafarmacia e ho a che fare quasi esclusivamente con brand che non sono riconosciuti come cruelty free. Li vendo, li consiglio e mi trovo spesso ad avere campioni, tester e omaggi. Quindi, in un’ottica anche antispreco, li uso.
  • La dermocosmesi è un campo particolare: risponde a precise esigenze di pelli problematiche. Benché esistano le alternative, molti utilizzatori di determinati prodotti non hanno possibilità di scelta. Capita, infatti, che ad una persona funzioni solo ed esclusivamente un prodotto e che il suo problema non possa essere risolto o tenuto sotto controllo dall’analogo di un altro brand. Sono la prima ad esserne testimone.

È per questo che capiterà, nei miei post, di parlare di prodotti non cruelty free: per la loro validità e per la loro funzione dermatologica, prima ancora che cosmetica. Non mancherò in ogni caso di sottolineare, per ognuno di essi, la categoria di appartenenza, in modo da rendere consapevole ogni vostra scelta.

Perché la scelta, appunto, è vostra, ma è giusto che siate consapevoli che un mondo beauty privo di sofferenze può e deve esistere.

Colgo anche l’occasione per lasciarvi un’importante petizione che riguarda proprio l’Europa: anche qui la legislazione è complicata e si effettuano test che potrebbero essere evitati aggiornando il regolamento UE sulle sostanze chimiche e rafforzando il divieto di sperimentazione sugli animali.

Link all’iniziativa.

Link alla petizione (potete utilizzare le vostre credenziali SPID).

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